venerdì 4 febbraio 2011

Intervista a Davide Falossi (scrittore e fotograto naturalista)

Davide Falossi è nato nel 1966 a Torino ed è un fotografo naturalista. Le indimenticabili passeggiate nei boschi con il padre e la figura del nonno, guardiacaccia proprio nei boschi intorno a Torino, sicuramente hanno contribuito a far nascere la sua grande passione nei confronti della natura e degli animali che ha catturato nelle sue splendide foto.
"Urla ancestrali" è il suo primo romanzo.

Potrete leggere l’anteprima seguendo questo link

Ciao, Davide, innanzitutto ti do il benvenuto a questa nostra intervista



Ciao Domenico grazie per l’interessamento al mio romanzo. Come sai Martedì 22-Febbraio ci sarà la presentazione ufficiale a Milano e questa può essere sicuramente un’anticipazione per i lettori.

La prima domanda che voglio farti è poco originale, ma per chi ha scritto il primo libro, penso sia opportuno spiegarlo: da dove è nata l’idea di questo romanzo?


L’idea di scrivere è stata, più che un’idea, una necessità. La necessità di esprimere qualcosa che dentro di me urla e che credo faccia parte di ogni essere vivente; la vita, la forza indomabile che in ognuno di noi è presente e fa si che lottiamo per essa in ogni momento. Ho cercato quindi di rappresentare tutto questo per mezzo di una storia avvincente che ovviamente doveva essere legata alla natura. In realtà non avevo idea di quanto avrei scritto, essendo la prima volta che mi cimentavo in una simile impresa. Poi però, ho iniziato a rendermi conto e a sperimentare un fenomeno imprevisto. Man mano che scrivevo e gli eventi si formavano, questi si materializzavano nella mia mente e, come se stessi sognando, mi trovavo calato in essi. A questo punto la storia andava avanti da sola ed io stesso non sapevo dove e come sarebbero finite le varie vicende. Le uniche certezze erano i punti cardine che mi ero prefissato e il messaggio che volevo dare.

Nel tuo romanzo racconti di un forte legame tra uomo e lupo. Secondo te, dunque, è possibile stabilire un rapporto tra uomo e animali come il lupo che tutti gli umani hanno sempre temuto e ritenuto pericoloso?


Il rapporto tra il protagonista umano e quello animale che racconto nel libro è in realtà qualcosa di anomalo e abbastanza innaturale. Non è impossibile, infatti non sono poche le persone che per vari motivi sono venute a contatto con quest’animale ed hanno stabilito un rapporto di amicizia. Non dimentichiamoci che il “miglior amico dell’uomo” il cane, deriva dal lupo. Tuttavia non è la miglior cosa che possa succedere al lupo, perché ogni animale selvatico viene sempre snaturato dall’addomesticamento o dal contatto troppo ravvicinato con l’uomo. È proprio qui che entra in causa la natura; la natura del lupo, che pur essendo costretta dall’uomo, prima o poi deve esplodere e palesarsi proprio all’uomo che aveva imparato a conoscere. Quanto alla pericolosità del lupo, questo è uno dei tanti pregiudizi che l’uomo ha nei confronti di questo meraviglioso animale. Ma qui entra in ballo l’altro messaggio che intendevo dare con questo romanzo. Il lupo in quasi tutte le società è sempre stato considerato in maniera negativa, simbolo del male, protagonista di favole in cui innocenti bambini o nonnine venivano divorati, infido, bugiardo, stupido, cattivo, vigliacco. Perché? Te lo sei mai chiesto? Io sì, me lo sono chiesto e sono arrivato a una conclusione che in parte faccio raccontare da Philipp ai figli e in parte faccio intuire, spero in maniera chiara. Una cosa però voglio dirti, tutti gli aggettivi di cui ho parlato prima, sono epiteti riconducibili alla specie umana. Ma chi lo sa quanto un lupo possa essere stupido, certamente non è intelligente quanto un uomo, o cattivo o vigliacco? Bene io dico questo, nel cervello di un lupo non può esserci vigliaccheria o bugiarderia o cattiveria, questo perché il suo encefalo per quanto evoluto non è sufficientemente sviluppato per consentirgli di attuare comportamenti che sono invece esclusività del genere umano. Allora perché proprio al lupo attribuiamo queste caratteristiche negative? E perché invece gli indiani d’America lo vedevano come un animale eccezionale e degno del massimo rispetto e cercavano sempre di imitarlo nella caccia e nella vita? La mia spiegazione di questo io la do nel romanzo e credo che chi vorrà la troverà



Il rapporto tra Clara e Philipp è analogo o differente a quello tra te e tua moglie? Quanto?

Io ho un rapporto bellissimo con mia moglie, così come il protagonista del romanzo. Certo, alcune cose sono puramente inventate ma, come in loro due, credo che il segreto di ogni buon rapporto sia di evitare di prevaricare l’uno sull’altro e decidere sempre insieme tutto.

Leggendo il tuo libro, si percepisce il tuo forte desiderio di imbatterti in un lupo europeo, per fotografarlo e quello ancora più forte ma, suppongo difficile, addirittura di stabilire un rapporto con esso: come mai questo desiderio e perché, tra tanti animali, proprio il lupo?

Il lupo, e questo te lo potrà confermare la maggior parte dei fotografi naturalisti, è un animale mitico per noi perché incarna in se tante doti di bellezza,fierezza, imprendibilità e difficoltà. Poi credo che il fotografo naturalista, proprio perché amante della natura e sensibilizzato verso di essa, percepisca nel lupo una certa vicinanza di emozioni. Ma questo riguarda quello di cui parlavo prima e preferirei che i lettori lo scoprissero da soli, anche perché si tratta di un mio pensiero, ma non è qualcosa di scientificamente provato.

Una cosa che non è stata precisata nel romanzo: in quale nazione ci troviamo e come mai non hai voluto menzionare il nome?

Non era importante per me specificare dove si svolgessero i fatti, questo per ribadire il concetto che è una storia che potrebbe succedere ovunque vivano dei lupi ovviamente e non conta tanto sapere in quale città o quale foresta, quello che conta è la foresta e la natura. Comunque dai nomi e da alcuni altri particolari si evince che in linea di massima siamo in Europa e probabilmente in Germania o Austria.

Hai mai fotografato un'altra specie di lupo?

Non ho mai avuto la fortuna di incontrarne uno in libertà, ma non si sa mai e credo che se un giorno avverrà, quello sarà un momento magico e indimenticabile anche se non l’unico tra quelli che ho vissuto nella natura.

Perché è così difficile fotografare un lupo europeo, oltre al fatto che è una specie rara?

Beh, la maggior difficoltà sta proprio nel fatto che da noi in Italia è un animale così raro che fino a qualche anno fa poteva essere considerato estinto. Poi c’è da dire che il lupo è un animale molto mobile, percorre centinaia di chilometri al giorno e non è così facile come con altre specie , appostarsi e aspettare che arrivi. Oltretutto, proprio a causa dei nostri pregiudizi, viene cacciato e ucciso indiscriminatamente e quindi la sua diffidenza nei nostri confronti è massima.

Immagino, dunque, che occorra molta prudenza per fotografare animali del genere: quali sono le difficoltà di un fotografo naturalista e quali consigli daresti ai tuoi colleghi, magari non ancora esperti, per fotografare questi tipi di animali, per non correre rischi?

Per quanto riguarda il lupo, non vi è alcun problema, infatti quest’animale non attacca l’uomo se non in casi veramente eccezionali. Nel nostro Paese non succede. Io per ora mi sono dedicato unicamente alla fauna del nostro paese o comunque in Europa, quindi non ho esperienza per quanto riguarda le specie pericolose. Credo comunque che in quei casi il modo migliore di fotografare sia da una jeep o un osservatorio protetto, però ripeto non ho esperienza e non voglio dire cose inesatte.

Ti faccio un’ultima domanda: hai intenzione di scrivere altri libri in futuro?

Sì, questa esperienza mi ha galvanizzato, perché il vivere storie così fantastiche, in maniera così intensa, non è cosa da poco e quindi sto scrivendo un nuovo romanzo che sarà però completamente diverso dal primo. Si tratta di una storia molto movimentata e intricata che sarà caratterizzata da un forte alone di mistero. Da come sta andando credo anche che sarà parecchio più lungo del primo, ma spero che i lettori lo troveranno altrettanto avvincente.

Io come lettore, mi sono affezionato al lupo Banshee, come penso che accadrà a tutti gli altri tuoi lettori, quindi non mi sembra il caso di dire “in bocca al lupo”, nessuno vuole che Banshee crepi, allora mi limiterò a dire: Buona fortuna per tutto e grazie per aver accettato il mio invito!

Sono io che ringrazio te per avermi dato quest’opportunità che per noi scrittori esordienti un po’ nascosti nell’underground, anzi nel “sottobosco” della letteratura, è molto importante.


Domenico Esposito Mito

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