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mercoledì 30 gennaio 2019
Articolo e intervista a cura degli studenti dell'Istituto Superiore Einaudi dopo la presentazione de IL ROMANZIERE
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mercoledì 28 novembre 2018
Il Romanziere - Domenico J. Esposito (cortometraggio degli alunni della 3^D)
Il Romanziere - Domenico J. Esposito (cortometraggio degli alunni della 3^D)
Liberamente tratto dal mio ultimo libro "Il Romanziere. Cortometraggio realizzato dagli studenti dell'istituto Francesco De Sanctis di Cervinara.
Liberamente tratto dal mio ultimo libro "Il Romanziere. Cortometraggio realizzato dagli studenti dell'istituto Francesco De Sanctis di Cervinara.
giovedì 9 agosto 2018
Recensione di Retesei de "Il Romanziere", dopo la presentazione a Cervinara.
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Di seguito, ecco le foto.
Durante la presentazione, con il giornalista Peppino Vaccariello
Mio fratello Carlo Esposito, nonché autore della copertina del mio libro, alla fine della presentazione mi fa qualche domanda.
Dediche ai lettori
cugini/lettori
Amici artisti: con Francesco Viola e Ivan Romano
Di seguito, ecco le foto.
Mio fratello Carlo Esposito, nonché autore della copertina del mio libro, alla fine della presentazione mi fa qualche domanda.
Dediche ai lettori
cugini/lettori
Amici artisti: con Francesco Viola e Ivan Romano
martedì 18 luglio 2017
Il nuovo video della canzone "Lock N Key" di Sean Paul realizzato da un cervinarese, in collaborazione con Francesco Dibenedetto
Ieri sera è uscita la nuova canzone di Sean Paul sulla pagina ufficiale di Major Lazer. Il video ufficiale è stato realizzato da un cervinarese, Carlo Esposito (alias Dowggy) in collaborazione con Francesco Dibenedetto (Dj Moiz) per i noti artisti americani. Carlo Esposito è un illustratore italiano, graphic designer e dj. Ha lavorato in diversi settori dell'intrattenimento, dal design di giocattoli (Giochi Preziosi) alla produzione di videogame per smartphone. Attualmente lavora come illustratore per diversi produttori musicali come Kayzo, Major Lazer, Fight Clvb, Perfect Giddimani, Kalibandulu e tanti altri. Dal 2016 è entrato a far parte della Flex Up Crew valorizzando la loro produzione di tracce musicali con le sue copertine, manifesti di eventi che girano in tutto il mondo. Originario di Cervinara vive da qualche anno a Urbino.
(Ah, dimenticavo: è mio fratello e ha realizzato anche le copertine dei mie primi tre libri!)
Ecco il link al video
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lunedì 15 maggio 2017
Di nuovo ospite all'Istituto Einaudi di Cervinara.
Oggi ho partecipato a un progetto Lettura con l'istituto scolastico Einaudi di Cervinara.
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Domenico J. Esposito, scrittore
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Domenico J. Esposito, scrittore
domenica 30 aprile 2017
Mad World - Il Mondo Malato presentazione a Roma (29 aprile)
Ed ecco la quarta presentazione del mio terzo romanzo "Mad World - Il Mondo Malato", questa volta nella Capitale, alla particolare e bellissima gelateria Splash. L'evento è stato organizzato dagli scrittori Agnese Monaco e Alessio Masciulli. Vari autori hanno presentato le loro opere, oltre a me.
Ho parlato brevemente del mio romanzo e ho fatto ascoltare la canzone "Il Mondo Malato", brano tratto dal libro, che è piaciuta molto al pubblico. Qui il video.
Ecco tutte le foto dell'evento.
Le dediche ai lettori
Con lo scrittore Alessio Masiculli
Con la scrittrice Agnese Monaco.
venerdì 17 febbraio 2017
Cervinara, lo scrittore Domenico J. Esposito in difesa del Parco San Vito
Questo testo non è tratto dai miei libri, ma da un semplice sfogo su Facebook che, grazie a un'idea di Gianfranco Marchese (Usertv), è diventato un video dedicato al mio rione, ancora oggi, dopo tanti anni, vittima del pregiudizio. Ancora oggi soprannominato in modo denigratorio con il nome di "Bronx", ma il vero nome del rione è "Parco San Vito".
Testo: Domenico J. Esposito
Voce: Vito Gabriele Cioffi
Da un'idea di Gianfranco Marchese.
Testo: Domenico J. Esposito
Voce: Vito Gabriele Cioffi
Da un'idea di Gianfranco Marchese.
mercoledì 15 febbraio 2017
Cervinara, lo scrittore Domenico J.Esposito ospite all’Einaudi (2015)
Oggi voglio semplicemente condividere qualche ricordo.
Il 23 aprile del 2015 fui invitato all’istituto Einaudi di Cervinara, alla Giornata Mondiale del Libro, “io leggo perché”.
Il 23 aprile del 2015 fui invitato all’istituto Einaudi di Cervinara, alla Giornata Mondiale del Libro, “io leggo perché”.

In seguito, il 17 dicembre dello stesso anno, fui nuovamente invitato, per discutere con gli studenti del mio romanzo d’esordio “La Città dei Matti”, del quali gli alunni realizzarono anche una sorta di booktrailer, con la colonna sonora di Simone Cristicchi.
domenica 12 febbraio 2017
Domenico J Esposito intervista Maurizio De Giovanni
Nel 2014 collaboravo con la rivista L’AltraFaccia di Tommaso Bello e stava per uscire il “numero 0” dell’edizione cartacea dove pubblicai un’intervista a Maurizio De Giovanni. L’intervista fu fatta il 13 novembre del 2014, ma per questioni di organizzazione la rivista uscì nella primavera del 2015. In estate Maurizio De Giovanni diventò cittadino onorario di Cervinara, paese in cui vivo. Riporto qui di seguito l’intervista.
Ci racconti come ha iniziato a scrivere.
Ho cominciato per puro caso, anzi per mano altrui. Nel 2005 seguivo un corso di Scrittura e Lettura Creativa intitolato ad Achille Campanile. Per la verità era, o allora potevo credere che fosse, solo un passatempo: accompagnavo a calcetto i miei due figli e per ingannare l’attesa avevo deciso di frequentare queste lezioni ispirate all’opera di quello che io ritengo uno dei massimi geni che abbiamo avuto in Italia. I docenti, per farmi uno scherzo, mi iscrissero a un concorso per giallisti esordienti sponsorizzato dalla Porsche. Inopinatamente vinsi la tappa di Napoli e poi la finale, a Firenze, con due racconti che avevano come protagonista un Commissario che vedeva i morti. Poiché l’eliminatoria si svolse al Gambrinus, l’ambiente liberty mi spinse ad ambientare le storie negli anni Trenta. Il premio consisteva non già in un’automobile, ma nella pubblicazione del racconto vincitore nel numero di Agosto dell’Europeo. Di qui, una serie di colpi di fortuna con la C maiuscola: prima il contatto di una signora di Padova, agente letterario che mi chiese un romanzo col medesimo protagonista dei racconti, ipotizzando che io ne avessi diversi già pronti (e invece fui salvato dalle ferie, che mi consentirono di inventarmi “Il senso del dolore”); poi la pubblicazione con un piccolo editore napoletano; poi l’arrivo di Fandango; poi Einaudi e non solo. In poco tempo il passatempo è diventato il mio lavoro a tempo pieno. Anzi: tempo proprio non ne ho più. Dovrò inventarmi una formula di presentazione dei libri notturna, per ottimizzare: la veglia con l’Autore, per esempio.
A quali autori s’ispira?
Adoro Ed McBain, grandissimo autore statunitense scomparso nel 2005, proprio quando io ho cominciato a scrivere. La sua serie dell’87° Distretto è letteratura pura, con uno stile partecipe e doloroso che lascia spesso senza fiato. I suoi romanzi sono perle e io, ogni volta che comincio a scrivere, ne rileggo uno sperando che un po’ di quella magia mi resti attaccata alle dita. Ma qeusto vale per il ciclo dei Bastardi: il personaggio di Ricciardi e la sua particolarità sono una mia invenzione!
Molti si chiedono quale sia la differenza tra un giallo e un noir, Lei come la spiegherebbe?
In due parole, direi che il giallo è un enigma, il noir una storia di violenza geograficamente e socialmente ben collocata.
Un film noir che le è piaciuto particolarmente.
Black Dalia. Ma non escluderei di essere stato influenzato dal fascino delle protagoniste femminili.
Quali, tra gli scrittori di romanzi polizieschi del passato, ammira di più?
Al di là di McBain, direi senz’altro Simenon, che per me è uno dei più grandi scrittori del secolo in assoluto.
E tra gli scrittori del presente?
Noi giallisti, diversamente forse dagli autori di letteratura generalista, siamo molto legati tra di noi. Per questo conosco bene, e ammiro moltissimo, Dazieri, Carlotto, Carrisi, De Cataldo, Biondillo, Morchio, tra i miei amici più cari. Un posto speciale lo riservo a Diego De Silva, per me senz’altro la migliore penna contemporanea.
Com’è nata l’idea di creare il commissario Ricciardi?
Ricciardi nasce per puro caso; oltre all’ambientazione liberty del caffè Gambrinus, galeotti furono il caldo opprimente di giugno e una bambina che passava fuori in strada e che, sentendosi osservata, mi fece una smorfia. Piccoli elementi che fecero scattare dentro di me l’idea di come debba essere il poter vedere quello che gli altri non vedono. Nacque così il “Fatto”, che non è altro che la metafora della compassione, portata alle estreme conseguenze. Ricciardi è condannato a vedere il dolore senza avere la possibilità di distoglierne lo sguardo. Questa sua perenne condizione, in bilico tra il mondo dei vivi e quello dei morti, lo costringe alla solitudine.
Com’è nato invece l’ispettore Lojacono?
Una reazione a una domanda ricevuta durante una cena con l’Autore a Napoli (l’Autore ero io!). Mi fu detto che il cognome de Giovanni era ignoto ai più: si parlava di me come l’autore del Commissario Ricciardi e questo, secondo l’intervistatrice, avrebbe dovuto crearmi dei problemi.
In realtà, non mi sentivo danneggiato dalla popolarità di Ricciardi. Anzi. Colsi però quella che voleva essere una provocazione, e nemmeno troppo benevola, come una sfida: decisi di affrancarmi dalla coperta degli Anni Trenta e mi rivolsi al contemporaneo. Devo dire con buon successo, almeno per ora.
Quanto è importante leggere, a prescindere se si è scrittori o meno?
Anche, o forse soprattutto nella nostra era ipertecnologica, leggere resta fondamentale. Dico sempre che potrei tranquillamente smettere di scrivere (temerei solo la reazione di Paola, se lo facessi), ma non potrei mai smettere di leggere. Per niente al mondo.
Il Pasticciaccio di Gadda, il poliziesco più odiato dagli studenti. Lei cosa ne pensa?
A me Gadda ha sempre affascinato: un ingegnere prestato alla letteratura, quando tra gli studenti circola la voce che gli ingegneri – e mio figlio maggiore lo è – sono ignoranti, nel senso che sono poco inclini – per usare un eufemismo – alla lettura, data la loro particolare forma mentis.
Qual è il suo metodo scrivere?
A immersione totale. Scrivo velocissimamente, ma per fare ciò devo letteralmente entrare nel mondo dei miei personaggi. Una sorta di metodo Stanislawsky, frainteso da Paola che in una recente intervista lo ha definito una particolare forma di autismo. E’ proprio vero: dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna….che lo prende a calci!
Come si diventa oggi scrittori affermati?
Affermati non lo so. Serve fortuna, poi fortuna, ancora fortuna, e infine passione e desiderio di condividere e di mettersi sempre in discussione.
Che cosa consiglia, quindi, agli aspiranti scrittori?
Di non allontanarsi mai dalla vita vera.
Si vociferava, un po’ di tempo fa su una serie tv su Ricciardi. Un’idea sfumata?
Assolutamente no. Nel 2015 uscirà la serie ispirata ai Bastardi su RAI 1, ma ho già contrattualizzato la cessione dei diritti TV di Ricciardi. In altre parole, de Giovanni sta per invadere l’etere!
Prossime uscite e altri progetti per il 2015?
Ho scoperto che la cosa che più mi appassiona è il teatro. Ho quindi accettato con entusiasmo la proposta di Alessandro Gassmann che mi ha chiesto di riscrivere Qualcuno volò sul nido del cuculo, ambientando la vicenda nel manicomio criminale di Aversa negli anni Ottanta. Andrà in scena al Bellini nell’aprile del 2015. E questo mi riempie di gioia e di orgoglio.
Domenico J. Esposito
venerdì 3 febbraio 2017
Riflessioni di uno scrittore cervinarese (Domenico J. Esposito)
Scrissi quest'articolo dopo il festival della Cultura, Cervinarte nel 2015, pubblicandolo su Il Caudino online. Oggi lo ripropongo qui sul mio blog
By Il Caudino on 4
settembre 2015
“Come va? Che si dice lì?” domanda l’emigrante che ostenta poca nostalgia e
nessun pentimento della scelta di essere andato via e senza alcuna voglia di
ritornare, neanche per le vacanze.
“Mah, non cambia nulla” risponderà il cervinarese che ha scelto di restare nella propria terra, come per dire “hai fatto bene ad andartene”. Ma non è vero. Deve trattarsi di cervinaresi troppo distratti o superficiali per non accorgersene o troppo sbruffoni per ammetterlo. Sì, perché il cervinarese attento se ne accorge dei cambiamenti del proprio paese. Magari non tutti i cambiamenti sono positivi, magari Cervinara ha bisogno anche di altri cambiamenti, ma non diciamo che non cambia nulla. Soprattutto non diciamo che cambia solo in negativo. Per la cultura, per esempio, non si era mai fatto tanto come quest’anno. Ora che siamo giunti agli sgoccioli di questa magnifica estate piena di arte e cultura, ora che l’autunno è alle porte, lo possiamo dire: a chi critica la Valle Caudina e in particolare Cervinara, si ricordi, ma prima di tutto abbia modo di notarlo: Cervinara non è solo la città dei bar, dell’aperitivo e delle scommesse, dei pettegolezzi, dei pregiudizi, degli snob, degli sbandati e degli spinelli nella villa. Cervinara non è solo invidia tra concittadini quando qualcuno raggiunge il successo; non è solo urla di gente che litiga perché la squadra avversaria ha perso (secondo ogni tifoso sempre ingiustamente). Cervinara non è solo quel paese in cui un neomelodico riempie la villa e un jazzista o un concerto rock la svuota. Cervinara non è solo il paese delle polemiche politiche, artistiche, sportive e di ogni tipo. Cervinara è quel paese in cui finalmente nelle scuole, i docenti spronano i ragazzi alla lettura, cercando di far capire loro, non solo la sua importanza, ma soprattutto il piacere di leggere, così come si cerca di farlo capire anche ai piccoli. Cervinara è la riscoperta dei palazzi storici in cui si ospitano i lavori degli artisti. Cervinara è anche quel paese in cui una mattina ti svegli e scopri che qualcuno sta diffondendo la cultura attaccando locandine con frasi sulla Bellezza e che ha sparso libri sulle panchine per farli leggere gratuitamente ai cittadini. Cervinara è quel luogo in cui si condivide l’amore per la montagna (difficile farlo comprendere a chi proviene dal mare), che diventa fonte d’ispirazione per gli artisti. Cervinara è poesia, fotografia, pittura, arte contemporanea. Non è solo quel paese in cui quando non si è protagonisti, si preferisce stare al bar piuttosto che tra il pubblico. Non è solo quel paese in cui quei cittadini che si lamentano perché “non ci sono mai eventi culturali, mai niente di bello e di nuovo”, sono sempre i primi a essere assenti. Cervinara è anche quel paese in cui altri cittadini ci provano, non desistono, non si arrendono, che continuano questa battaglia e di chi, come me, li ringrazia di cuore.
“Mah, non cambia nulla” risponderà il cervinarese che ha scelto di restare nella propria terra, come per dire “hai fatto bene ad andartene”. Ma non è vero. Deve trattarsi di cervinaresi troppo distratti o superficiali per non accorgersene o troppo sbruffoni per ammetterlo. Sì, perché il cervinarese attento se ne accorge dei cambiamenti del proprio paese. Magari non tutti i cambiamenti sono positivi, magari Cervinara ha bisogno anche di altri cambiamenti, ma non diciamo che non cambia nulla. Soprattutto non diciamo che cambia solo in negativo. Per la cultura, per esempio, non si era mai fatto tanto come quest’anno. Ora che siamo giunti agli sgoccioli di questa magnifica estate piena di arte e cultura, ora che l’autunno è alle porte, lo possiamo dire: a chi critica la Valle Caudina e in particolare Cervinara, si ricordi, ma prima di tutto abbia modo di notarlo: Cervinara non è solo la città dei bar, dell’aperitivo e delle scommesse, dei pettegolezzi, dei pregiudizi, degli snob, degli sbandati e degli spinelli nella villa. Cervinara non è solo invidia tra concittadini quando qualcuno raggiunge il successo; non è solo urla di gente che litiga perché la squadra avversaria ha perso (secondo ogni tifoso sempre ingiustamente). Cervinara non è solo quel paese in cui un neomelodico riempie la villa e un jazzista o un concerto rock la svuota. Cervinara non è solo il paese delle polemiche politiche, artistiche, sportive e di ogni tipo. Cervinara è quel paese in cui finalmente nelle scuole, i docenti spronano i ragazzi alla lettura, cercando di far capire loro, non solo la sua importanza, ma soprattutto il piacere di leggere, così come si cerca di farlo capire anche ai piccoli. Cervinara è la riscoperta dei palazzi storici in cui si ospitano i lavori degli artisti. Cervinara è anche quel paese in cui una mattina ti svegli e scopri che qualcuno sta diffondendo la cultura attaccando locandine con frasi sulla Bellezza e che ha sparso libri sulle panchine per farli leggere gratuitamente ai cittadini. Cervinara è quel luogo in cui si condivide l’amore per la montagna (difficile farlo comprendere a chi proviene dal mare), che diventa fonte d’ispirazione per gli artisti. Cervinara è poesia, fotografia, pittura, arte contemporanea. Non è solo quel paese in cui quando non si è protagonisti, si preferisce stare al bar piuttosto che tra il pubblico. Non è solo quel paese in cui quei cittadini che si lamentano perché “non ci sono mai eventi culturali, mai niente di bello e di nuovo”, sono sempre i primi a essere assenti. Cervinara è anche quel paese in cui altri cittadini ci provano, non desistono, non si arrendono, che continuano questa battaglia e di chi, come me, li ringrazia di cuore.
Domenico J. Esposito
scrittore cervinarese
scrittore cervinarese
martedì 31 gennaio 2017
Domenico J. Esposito, scrittore cervinarese (opere e citazioni)
Come molti sanno, nel mio trascorso da rapper, il mio pseudonimo era "Mito" e così per i primi due libri ho conservato questo pseudonimo affiancandolo al mio nome di battesimo, divenendo così "Domenico Esposito Mito". Abbandonata la carriera da rapper, per il mio terzo libro ho lasciato anche quel suffisso, inserendo invece una J. in mezzo al nome. Questo semplicemente per distinguermi da altri Domenico Esposito, che hanno pubblicato altri tipi di libri o qualche citazione sui siti. Purtroppo, sugli store risulto come Domenico Esposito e non come Domenico J. Esposito, com'è scritto sulla copertina del libro e sul sito di Eretica Edizioni, per cui alcune mie citazioni possono essere confuse con i miei omonimi e anche alcuni libri.
Per chiarezza, quindi, questi sono i miei libri:
La Città dei Matti (Mond&editori, 2009), ormai introvabile.
Sia fatta la mia volontà - Qui nel mondo (Tempesta Editore, 2011), reperibile in qualche libreria cervinarese o della vicina Rotondi e conservata nella biblioteca della U.A.A.R. a Roma.
Mad World - Il Mondo Malato (Eretica Edizioni, 2016) disponibile sul sito dell'editore, su qualsiasi store, dall'autore stesso oppure alla libreria cervinarese "Liberamente".
Per leggere i miei aforismi, tratti dai miei libri o semplicemente da pensieri sparsi e non confondere Domenico J. Esposito scrittore caudino, cervinarese (cervinarese davvero eh, non un napoletano di Napoli al quale è stata data la cittadinanza onoraria), irpino, sannita con altri, potete cliccare sulla mia pagina Frasi e aforismi di Domenico J. Esposito e iscrivervi.
Su questo link alcune mie vecchie citazioni, frasi e aforismi:
Qui di seguito tutte le citazioni tratte dal mio ultimo romanzo:
Mad World - Il Mondo Malato
da PensieriParole
Per chiarezza, quindi, questi sono i miei libri:
La Città dei Matti (Mond&editori, 2009), ormai introvabile.
Sia fatta la mia volontà - Qui nel mondo (Tempesta Editore, 2011), reperibile in qualche libreria cervinarese o della vicina Rotondi e conservata nella biblioteca della U.A.A.R. a Roma.
Mad World - Il Mondo Malato (Eretica Edizioni, 2016) disponibile sul sito dell'editore, su qualsiasi store, dall'autore stesso oppure alla libreria cervinarese "Liberamente".
Per leggere i miei aforismi, tratti dai miei libri o semplicemente da pensieri sparsi e non confondere Domenico J. Esposito scrittore caudino, cervinarese (cervinarese davvero eh, non un napoletano di Napoli al quale è stata data la cittadinanza onoraria), irpino, sannita con altri, potete cliccare sulla mia pagina Frasi e aforismi di Domenico J. Esposito e iscrivervi.
Su questo link alcune mie vecchie citazioni, frasi e aforismi:
Qui di seguito tutte le citazioni tratte dal mio ultimo romanzo:
"Solo quando capisci veramente che non puoi fidarti di nessuno, soltanto allora, potrai fidarti almeno di te stesso".Domenico J. Esposito
Mad World - Il Mondo Malato
"La delusione è il castigo degli illusi, la giusta punizione per chi sogna troppo".
Domenico J. Esposito
Mad World - Il Mondo Malato
"Per quanto la neve sia fredda, è l'unica cosa che ti riscalda il cuore quando hai il gelo dentro".
Mad World - Il Mondo Malato
Domenico J. Esposito
"L'anticonformismo intenzionale è solo l'altra faccia del conformismo, che è la paura di essere diversi, mentre la diversità altro non è che la libertà e il coraggio di essere se stessi in una società che non rispecchia i tuoi valori e le tue idee".
dal libro "Mad world. Il mondo malato".
Noi artisti siamo malati che hanno una cura a portata di mano: l’arte!"
Dal romanzo "Il Mondo Malato"
Eretica Edizioni
Eretica Edizioni
“I moralisti si dividono in due categorie: quelli che puntano il dito contro chi sbaglia e quelli che assolvono e addirittura elogiano chi persevera. Non c’è una via di mezzo”.
(Il Mondo Malato)
"Succede che a volte di notte non puoi dormire perché l’ispirazione ti chiama. Se non vuoi impazzire, devi alzarti dal letto, prendere il quaderno e metterti a scrivere. Poco importa se arriverai all'alba. Devi farlo".
Dal romanzo "Il Mondo Malato"
Eretica Edizioni
"A volte le cose alle quali ci aggrappiamo per sopravvivere sono quelle che più ci uccidono".
Dal romanzo "Il Mondo Malato".
Domenico J. Esposito.
mercoledì 21 dicembre 2016
Riepilogo presentazioni romanzo "Mad World - Il Mondo Malato", anno 2016
Prima presentazione romanzo "Mad World - Il Mondo Malato", 20 agosto 2016 a Cervinara.
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Seconda presentazione, 30 ottobre 2016 a Montesarchio
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Seconda presentazione, 30 ottobre 2016 a Montesarchio
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Terza presentazione, 11 dicembre 2016 a Rotondi
sabato 5 novembre 2011
Una piazza intitolata a Carlo Bianco
Cervinara - È stata inaugurata, nella frazione Salomoni, una piazza intitolata allo scrittore, poeta e filosofo cervinarese, Carlo Bianco, autore di più di 95 opere che spaziano dalla letteratura alla poesia, alla filosofia, al teatro. Carlo Bianco ha insegnato Filosofia Teoretica all’Università di Napoli, laureato in Scienze Coloniali e in Giurisprudenza ed è stato insignito della laurea in Lettere honoris causa dall’Università latina di Parigi. La sua produzione letteraria gli ha procurato numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali ed è stato per due volte candidato al premio nobel. L'inaugurazione è stata preceduta dalla messa del parroco Nicola Taddeo ed introdotta dall'assessore ai lavori pubblici, Domenico Cioffi, il quale ha dichiarato che il sindaco e l'amministrazione hanno voluto fortemente la realizzazione di questa piazza che, nonostante le sue piccole dimensioni e il suo stile particolarmente semplice, è qualcosa di “grande” e che “abbiamo avuto conferma di questa sua grandezza per la presenza dei cittadini di Cervinara, a partire dagli abitanti della frazione Salomoni e soprattutto per l'autorevolezza degli ospiti che ci hanno onorato della loro presenza in questa manifestazione perché proprio la loro presenza dimostra che l'amministrazione ha avuto una buona e felice intenzione. Per noi questa piazza rappresenta degli elementi importanti: la ricostruzione, perché ci ricorda il sisma; un luogo di aggregazione, che è la funzione sociale di ogni piazza e anche la testimonianza di una comunità che vuole nutrirsi soprattutto di cultura” . È seguito poi l'intervento del sindaco Filuccio Tangredi al quale è toccato scoprire la targa con l'incisione e che ha dichiarato che“già durante la campagna elettorale si era preso l'impegno di realizzare questa piazza e di far abbattere quelle case fatiscenti e quindi prendere provvedimento a questo problema e ciò ha richiesto un lavoro molto complesso” . Poi è intervenuto il Cosimo Sibilia, presidente della Provincia di Avellino, ringraziando per l'invito per poter essere presente, “per questo grande orgoglio a nome mio e dell'amministrazione provinciale trasmetto alle autorità, ai cittadini di Cervinara perché oggi ricordiamo un grande uomo, un uomo di cultura e di grande spessore morale, un uomo che è il vanto dell'intera provincia di Avellino. Oggi l'intitolazione di questa piccola, ma bella e accogliente piazzetta a nome di Carlo Bianco sta a significare quanto i cittadini di Cervinara con la loro presenza più numerosa ricordino con affetto il maestro Carlo Bianco”. È stata letta, inoltre, una poesia dell'autore da parte di un giovane studente del liceo classico di Cervinara. È toccato poi al primo dei figli dello scrittore, il Generale Franco Bianco, il quale ha ringraziato l'amministrazione comunale e il direttore del nostro giornale Alfredo Marro (che gli ha dedicato anche il saggio biografico intitolato “Carlo Bianco, un gigante del pensiero” e una raccolta di poesie scelte di Carlo Bianco “Frammenti di un'anima”), infatti, numerosi articoli e poesie di Carlo Bianco sono apparsi su Il Caudino, sul quale l'autore scriveva costantemente. Il generale Franco Bianco ha inoltre riconosciuto il merito del Caudino di aver conservato nella biblioteca tutte le opere di suo padre “anche quelle che noi figli non non siamo riusciti a conservare”. A concludere è stata Rosa Russo Jervolino, ex sindaco di Napoli, la quale ha dichiarato di aver avuto “la grandissima fortuna di conoscere Carlo Bianco soltanto negli ultimi dieci anni della sua vita e quindi sarebbe più logico se foste voi a continuare a parlare a me e non viceversa. Carlo Bianco era un avvocato come lo sono io, ma lui era un pensatore profondo, un filosofo, un poeta, un drammaturgo, mentre io non sono niente di tutto questo. Ciò che mi ha colpito di Carlo Bianco” ha aggiunto la Jervolino “era la sua capacità di incutere rispetto, ma senza incutere soggezione e ciò significa che si percepisce immediatamente l'apertura mentale, l'apertura del cuore dell'altro e la volontà di colloquiare. E un altro aspetto che caratterizzava Carlo Bianco era quello di occuparsi di vari rami della filosofia, di letteratura e di poesia, benché di professione facesse l'avvocato, che è una professione che lascia poco spazio a queste materie”. L'ultima volta che Carlo Bianco fu candidato al premio Nobel,vinse lo scrittore Orhan Pamuk, ma, sottolinea la Jervolino, tra il modo di scrivere dei due autori non c'è praticamente nessuna differenza.Domenico Esposito Mito, scrittore
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domenica 30 ottobre 2011
MA QUALE RITO MACABRO!
Che Halloween sia oggigiorno una grandissima sciocchezza, una festa consumista e commerciale, senza alcun significato, importata in Italia dall'America, è indubbio, ma far risalire le sue origini a riti macabri, malvagi e satanici è pura ignoranza,o magari chi lo afferma sa benissimo di avere torto, ma per tirare l'acqua al proprio mulino, come si suol dire, mente e va, ancora una volta, contro quei principi cristiani, secondo i quali bisogna "non dire falsa testimonianza"? Se l'ipotesi è la seconda, non c'è da stupirsi, visto che il cristianesimo ha fatto a pezzi le religioni politeiste proprio con le bugie; se l'ipotesi è, invece, la prima, allora questi bigotti cristiani, sono solo vittime di quelli che gli hanno trasmesso certe idee e quindi sono invitati ad informarsi prima di diffondere certe notizie errate. Pochi giorni fa, infatti, un amico mi ha parlato di un articolo apparso su un giornale locale in cui si spiegava di "origini negative di Halloween" e la mia prima reazione è stato un sorriso sarcastico, seguito dalla spiegazione che secondo i cristiani, tutto ciò che appartiene al paganesimo è negativo, perché fin da quando il cristianesimo divenne religione di stato (e molto probabilmente anche prima), dipinsero il paganesimo come qualcosa di macabro, satanico, cattivo. Per esempio, la figura cornuta che la cultura cristiana ci ha abituati a vedere come Satana, in principio, altro non era che il dio Pan, un dio mansueto, positivo, senza quelle espressioni brutali, disgustose, cattive che i cristiani gli hanno attribuito, ma anzi che ispira, a mio avviso una certa pace, come in questa figura. Quanto alle streghe, sappiamo che non sono mai esistite, o meglio, che non erano quelle come ci vengono dipinte oggi nelle fiabe per bambini e che a causa di questa stupida credenza, durante l'inquisizione, morirono molte persone innocenti, presunti stregoni e presunte streghe e anche dei poveri gatti, se vogliamo dirla tutta. Sembra quasi che certi cristiani abbiano un po' di nostalgia dell'Inquisizione. Ora, cosa è scritto nella nota di questo signore a proposito di Halloween? Che con questa festa i pagani onoravano Samhain, il principe della morte, "per ringraziarlo per i raccolti estivi". In primo luogo, se davvero ci fosse un principe della morte chiamato Samhain, perché vederlo come figura negativa, se proprio il cristianesimo insegna che la morte non è una cosa poi così macabra, ma che anzi è il passaggio dalla "vita terrena" verso quella che i cristiani chiamano "la vita eterna?"; perché vederlo come figura negativa, se ha aiutato a procurare i raccolti estivi? (vai a fare del bene alla gente). In primo luogo, Samhain era il nome originale della festa che oggi conosciamo come Halloween, durante la quale moriva il Dio cornuto delle Foreste (nessun principe della morte), ad indicare che le energie della natura in questo periodo dell'anno si ritirano (cominciando così il periodo invernale, più ostile). Rappresenta la fine di un circolo durante il quale si coglie l'occasione per fare un reso conto della propria vita. In sostanza niente di più e niente di meno di ciò che si fa abitualmente a Capodanno. Durante questa notte i veli tra i mondi si assottigliano, i celti credevano che in questa data gli spiriti dei defunti camminassero nel nostro mondo insieme a noi, venivano quindi accese delle zucche (Le Jack 'o'lantern) per far luce agli spiriti. In realtà, anche se si festeggia la morte in questa notte, lo spirito è sempre stato molto gioioso, perché il pensiero dei pagani era che chiuso un cerchio ne comincia sempre un altro. Ho scritto queste righe, non per difendere Halloween, che come ho già detto, è oggi una festa ridicola, ma piuttosto per amore della verità troppo spesso ammazzata dalla menzogna e dall'ignoranza che, diffondendo messaggi sbagliati,fomenta anche pregiudizi, considerato che oggi esistono ancora persone che credono nella religione pagana e se è vero che crediamo nel rispetto del pensiero altrui, stiamo più attenti a ciò che scriviamo e informiamoci per bene e non per sentito dire. Infine, cosa sostiene quell'articolo? Che questa festa andrebbe eliminata e sostituita con qualcosa di "più cristiano": tralasciamo la laicità dello stato, tralasciamo il fatto che la maggior parte delle feste cristiane e le figure cristiane sono nate dalla soppressione delle feste e delle figure del paganesimo e tralasciamo anche il fatto che, al contrario di come si crede, i principi sani si possono insegnare (e quindi apprendere) anche senza credere in una religione..ma...non vi bastano già tutte le feste cristiane che abbiamo in Italia?
Domenico J. Esposito
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mercoledì 27 luglio 2011
La Città Dei Matti presentazione alla Libreria Rinascita Caffè (Roma) articolo su IL CAUDINO

Intervista integrale:
Luana Troncanetti: Domenico, so che ti sei stancato di spiegare il motivo per cui ti chiamano Mito. Vuoi allora raccontarci chi sono i tuoi miti?
Domenico Esposito: Con questa domanda mi costringi a spiegarti lo stesso perché mi faccio chiamare Mito: proprio perché io di miti non ne ho, penso che ognuno debba credere in se stesso: quando si hanno gli idoli, si tende ad imitarli e quindi non ci si crea un proprio stile. Sicuramente bisogna apprendere dagli altri. Ammirare un bravo artista non significa tentare di imitarlo. Sono d'accordo con lo scrittore Erri De Luca, quando afferma che “non dobbiamo idolatrare uno scrittore e assumere il suo stile di scrittura. Dobbiamo ammirarlo con dolcezza e poi scrollarcelo di dosso”. Questa è una cosa che io ho sempre pensato, da quando ero adolescente. Penso quindi che sia sbagliato avere idoli, sia per quanto riguarda la letteratura, sia la musica e ogni altra forma d'arte; ecco perché “Mito”: ognuno deve essere idolo di se stesso. Questo pseudonimo, al contrario di come può sembrare, non è una forma di presunzione, ma un messaggio che voglio lanciare ai giovani, soprattutto ai giovani artisti esordienti: credete in voi stessi e cercate di non imitare gli altri, siate gli idoli di voi stessi.
Luana Troncanetti: Nel tuo blog pubblichi anche interviste… Quale è stato l’artista che ti ha maggiormente incuriosito o sorpreso?
Domenico Esposito: Direi il doppiatore Niseem Onorato, perché, quando gli domandai il motivo per cui, dopo il viaggio in India avesse cambiato il suo nome da Riccardo a Niseem, lui mi rispose che per spiegarlo ci sarebbe voluta un'intervista a puntate e mi raccontò soltanto che questo nome glielo aveva dato un maestro indiano e mi spiegò il suo significato (Amore Infinito) però non ha voluto raccontarmi quello che è successo nel suo spirito, anche perché immagino sia difficile spiegare una cosa del genere. Mi ha lasciato quindi con questa curiosità. Mi ha molto colpito inoltre per la sua simpatia, anche perché io lo conosco come il doppiatore di Xander, nella serie Buffy - L'ammazzavampiri, dove doppiava per l'appunto un personaggio simpatico, spiritoso, per cui ho trovato questa affinità tra il personaggio e il doppiatore. Un altro artista che mi ha colpito è stato l'attore comico napoletano, Ciro Ceruti, perché nell'intervista io gli facevo delle domande chilometriche e lui invece mi dava risposte molto brevi, ma è stata comunque un'intervista piacevole.
Luana Troncanetti: Sempre parlando del blog, ti è capitato di disquisire pesantemente con un collega sul difficilissimo mestiere dell’esordiente?
Domenico Esposito: Pesantemente nel senso che ci siamo scontrati no, anzi ci siamo dati spesso consigli a vicenda. Io personalmente cerco di aiutare gli esordienti, proprio perché io stesso, essendo anch'io esordiente, sto conoscendo le varie difficoltà che si vanno ad affrontare durante questo cammino. Approfitto anche per fare un appello agli artisti emergenti: dovremmo essere più solidali tra noi.
Luana Troncanetti: Qual è il tuo sogno nel cassetto, oltre ovviamente a quello di diventare uno scrittore affermato?
Domenico Esposito: il mio sogno nel cassetto non è tanto quello di diventare uno scrittore affermato: quello di diventare uno scrittore e di farmi conoscere non è un fine, ma è un mezzo con il quale io tento di diffondere le mie idee. Ecco, forse questo è il mio sogno nel cassetto: diffondere le mie idee con i miei libri, cercando di migliorare la società...anche se so che è difficile.
Luana Troncanetti: Parlaci brevemente e per sommi capi della trama e del messaggio.
Domenico Esposito: Il racconto si apre con le pagine di un diario scritto da un personaggio che ho chiamato Bernardo, un giovane settentrionale che viene a far visita a un amico, senza preavvisarlo, in modo da fargli una sorpresa. Il problema però è che Bernardo non conosce il paese, quindi, si perderà nelle strade e s'imbatterà in certe persone affette da malattie mentali, ovvero, i matti. Ne resterà molto impressionato, quasi spaventato. Teme che possano fargli del male. Presto gli abitanti gli spiegheranno che i matti sono molto più innocui di tante persone che noi comunemente definiamo “sane”. Così Bernardo, non solo non sarà più spaventato dai matti, ma ne sarà addirittura affascinato e divertito! Ecco che però dobbiamo condurre una riflessione: i matti del paese, gli ubriaconi, i cosiddetti “scemi del villaggio”, molto spesso ci fanno ridere, ci divertono; ma dimentichiamo le loro sofferenze. Io non so dirvi che cosa provino quelli che sono nati matti, ma posso immaginare cosa provano quelli che lo sono diventati, perché so quello che hanno subito. Infatti nel romanzo mi sono occupato soprattutto di questo: raccontare le tristi storie e le sofferenze di queste persone diverse ed emarginate, come gli alcolizzati, i matti, certi anziani burberi e soprattutto denuncio la superficialità della gente che anziché compatirli, spesso li schernisce. Oltre che dai matti comunque, Bernardo sarà attratto da un gruppo di giovani particolari che sembrano distaccarsi dal conformismo, nel modo di muoversi, di parlare... Tra questi giovani, lo colpisce uno in particolare: uno che poco prima aveva visto aggirarsi da solo con l'aria nervosa, per le strade del paese, proprio come i matti. Spinto dalla curiosità, Bernardo va a conoscerlo e vede che, nonostante abbia normalmente degli amici, è un ragazzo introverso e taciturno. Bernardo gli confessa di averlo scambiato ERRONEAMENTE per un matto e il giovane gli risponde con questa frase “A volte temo di sembrare alla gente uno dei tanti pazzi del paese, altre volte temo di esserlo, altre volte ancora invece, temo di diventarlo” che è uno dei miei aforismi più citati su internet – in particolare dagli utenti di facebook – ma che molte di quelle persone che lo citano (naturalmente quelle che conoscono l'aforisma e non il libro) fraintendono il suo significato, perché credono che ci si riferisca all'esuberanza della persona: oggi è di moda definirsi “matti” per suscitare simpatia nei confronti altrui o addirittura per giustificarsi quando si fa qualcosa di sciocco. L'aforisma invece si riferisce a quelle persone solitarie che, aggirandosi per il paese, vengono scambiate per matte solo per questo motivo, cioè passeggiare da soli con aria riflessiva. Non so se qui in città è così strano vedere una persona che passeggia da sola, ma in paese, sembra che la gente subito ti scambia per matto o per uno con problemi. Nello scorrere del romanzo, la storia girerà proprio intorno a questo personaggio: Romolo. È lui il vero protagonista. Una delle sue caratteristiche principali è che è un giovane dall’animo sensibile e solidale: si commuove per le tristi storie dei pazzi e degli alcolizzati della propria cittadina; o quando vede un anziano signore umiliato dai teppisti e reso malvagio proprio a causa della cattiveria altrui; quando vede le persone cercare l’elemosina alla stazione di Napoli, quando vede i barboni o una bella ragazza ridotta a prostituirsi (da notare dunque, che il romanzo va a spostarsi anche oltre la cittadina in questione). In queste ultime circostanze, condurrà anche delle riflessioni importanti sulla situazione odierna di Napoli e del Sud, collegandole a riflessioni sulla sua storicità che è quella del Risorgimento e del Regno Delle Due Sicilie: un argomento di cui si è discusso molto negli ultimi anni. Nonostante Romolo abbia bisogno lui stesso di qualcuno che lo incoraggi – o forse proprio per questo - ci sono delle persone che saranno incoraggiate da Romolo: la prima è Barbara, una donna sulla trentina che gestisce un bar e che, essendo divorziata e con due figli, ha paura di non ritrovare più l'amore di un uomo per un rapporto stabile, a causa di pregiudizi. Romolo, sorridendole, le dirà di non perdere mai la speranza. Infine, parlavo poco fa della triste storia di un anziano signore irascibile ed inavvicinabile che ha perso la nobiltà d'animo di quando era giovane. Ebbene, Romolo riuscirà a farlo reintegrare nella società dalla quale si era quasi completamente alienato, gli restituirà il sorriso e la bontà di cuore: ecco come Romolo, pur non rendendosene conto, ha commesso un atto eroico (questa è una considerazione che ho fatto da lettore, non da autore, cioè dopo aver riletto il mio romanzo). Romolo infatti sognava di commettere un atto eroico, ma nel senso di cambiare il sistema (anche se forse potremmo iniziare da piccole cose come queste, cambiando innanzitutto la mentalità della gente). Queste vicende racchiudono l'intero messaggio che voglio trasmettere con il romanzo e cioè quello della solidarietà! Io spero che tutto questo cambierà prima o poi, che riusciremo a “insegnare” alla gente i principi della solidarietà. Io, con questo romanzo, nel mio piccolo, ho cercato di dare il mio contributo.
Luana Troncanetti: Quanto c’è di te in Romolo? Vi somigliate in qualche modo e se sì, perché?
Domenico Esposito: Per quanto riguarda la vita e le esperienze, non credo che sia molto importante sapere se l'autore assomiglia al protagonista, a meno che non si è appassionati di gossip; più che altro mi soffermerei sugli ideali: per quanto riguarda gli ideali sì, ci somigliamo abbastanza, non dico che siamo identici, anche perché gli ideali possono cambiare, maturare con il tempo. Però comunque faccio in modo che il lettore si affezioni al protagonista e apprenda qualcosa da lui. Non sempre il mio intento riesce purtroppo, poiché non tutti i miei lettori - benché abbiano apprezzato il romanzo - hanno anche condiviso i miei ideali e il mio messaggio. Forse questo non è necessariamente un male, da un lato, perché comunque significa che c'è ancora gente che ragiona con la propria testa e non con quello che scrivono gli altri; da un altro lato invece è un male perché comunque i miei messaggi sono a fin di bene. È come se dicessi: “questa è la realtà, stiamo attenti, cambiamo mentalità e comportamento, perché persone come Romolo ci potrebbero soffrire”. Da un lato comunque vorrei essere molto di più somigliante a Romolo, soprattutto per quanto riguarda il suo lato solidale. Cerco di trasmettere un messaggio anche a me stesso, prima che ai miei lettori.
Luana Troncanetti: Quando scrivi, hai bisogno di assoluta concentrazione e silenzio tombale attorno a te, oppure riesci a creare anche con lo stereo a palla?
Domenico Esposito: L'assoluta concentrazione mi serve quando leggo più che altro o quando scrivo per il giornale. Per quanto riguarda la narrativa, no: ascoltando la musica, sono riuscito a scrivere molti racconti e anche alcuni capitoli de La Città dei Matti, ovviamente sempre con la musica che prediligo, anzi, ho addirittura fatto un esperimento: ho iniziato la stesura di un romanzo ispirandomi alle canzoni che ascoltavo...(poi ho scoperto che lo fanno un po' tutti...)
Luana Troncanetti: Stai pensando a un nuovo romanzo? Se sì, puoi raccontarci per sommi capi di cosa tratterà?
Domenico Esposito: Certo, i progetti sono tanti, bisognerà soltanto realizzarli e come ho già detto non sempre è facile. Ho già concluso il mio secondo romanzo (che non è quello tratto dall'esperimento di cui parlavo), deve soltanto essere pubblicato, tratterà molto delle ideologie, delle religioni, dell'ateismo... È ambientato per lo più a Napoli, tra l'estate e l'inverno del 2001. Denuncerò la violenza poliziesca, la violenza in generale, il bullismo; parlerò di razzismo e dei motivi per cui non si può essere razzisti, ma soprattutto è un tentativo di riconciliare il popolo, rispettando le idee altrui: uno dei protagonisti vorrebbe che atei, cristiani, comunisti, liberali e tutti si riunissero per cambiare il sistema senza cercare di imporre le proprie idee altrui, affrontando i problemi che riguardano un po' tutti...non anticipo più nulla.
Di Luana Troncanetti
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